L’angolo dei bisogni
A cura del dottor Killèr
PSSSHH. SCROLL. ZIP..!!
E fu’ subito lago. Fine.
Non temete. Niente di sconcio, tanfico e giallo. Nemmeno desidero destinare ad un uso marrognolo questo foglio di carta. Niente di ciò, malgrado il su titolo. Ma allora che cosa? Cosa vuol dire questo “pssshh. Scroll. Zip”? Semplice: è l’estensione di un File zippato. File che l’out dì, l’altro giorno per capirci in Italo-Turin-English, giorno peraltro all’insegna del fuori, OUT appunto, File che dicevo, nel pensare che scrivere in questo bianco di foglio mi è giunto al cervello. Cervello il mio, quasi elettronico. Di certo un po’ intronico. Ho poi dezippato. Ecco a voi quanto: creare in questa rubrica un angolo dove voi, noi, essi, dove i pazzi, dove i fessi, dove i d’amore cotti, i di astio lessi, dove i belli, dove i brutti, proprio tutti, in toto e in loco, si vuota il sacco. Sacco ripeto, non urinale. Scrivete quindi, apritevi, a me confessate i vostri bisogni, quelli più bassi, purché non di soldi, perché in quelli casi fo’ parte dei sordi, ditemi tutto, per filo e per segno, persino l’orrore, persino lo sdegno. Tutto! Che io vi assalvo. Ecco allora, la prima lettera giuntemi. Lettera rigorosamente falsa, non fate caso pertanto ai complimenti rivoltemi.
O Insigne Magnifico Egregio Dottore (meglio abbondare) O Illustre, Cervello, O Luminare, chi vi scrive è una massaia con il peso degli anni: gli anni vissuti a sopportar mio marito. Un incubo desto! Destro di fede! Sinistro di aspetto! E a letto la notte, mai niente nel mezzo! Un orso! Un bitorzo! Incapace di tutto! Sempre in pantofole. E quando lo chiamo, assai poco lesto. Sol quando lo chiavo, lo stronzo, allor viene subito. Ho deciso pertanto di ucciderlo. Almeno di polizza si renderebbe utile. Potrei – ho pensato – stratificare di cera il pavimento di casa, così quando arriva e mette pattine, scivola indietro e magari si ammazza. Ma quel bipede bolo, più largo che alto, con il culo che si ritrova, salverebbe la nuca battendo sfintere. E poi, non vorrei mi rompesse il mobiletto vicino alla porta regalato da mamma. No, no, così non si può. Buttarlo giù dal balcone nemmeno. Nel cadere quel bue farebbe assai danno. Nel migliore dei casi spaccherebbe il marciapiede, che a tutti appartiene, e non è un buon esempio di senso civico. Ma allora che fare? Come liberarmi di quell’obeso di inetto? Di inchilo? Di intollo? Potrei avvelenarlo. Ma con cosa? 6 kg di cozze di un mare in petrolio? Con cibi scaduti? Funghi sconosco? Vini in cartone ad un prezzo irrisorio? Oppure i 2 salti, i cibi McPaper, Paola e Chiara tutto il giorno? O un anno visione de il Grande Fratello? Non so. Forse così, bestia com’è, si accorgerebbe di nulla. Dovrei utilizzare veleni più forti. Ma temo di assistere nel corso di mortis, a tutta una serie di lingue e boccacce, rantoli e gemiti, rivolte di occhi; e io mi spavento. E poi.. chi mi assicura che la bavetta, che probabilmente gli uscirebbe di bocca, non mi rovini il divano, il tavolo, o il letto? Vede Dottore, sono molto confusa. La prego mi aiuti.
Firmato: Una stanca massaia, non poco ma assaia.
Cara massaia, ho letto attentamente la tua lettera, e hai tutta la mia comprensione. Ed è risaputo che Io, in quanto Dottore, comprendere savio. Ritieniti dunque Molto compresa. Povera cara, chissà quanti amari indigesti bocconi avrai dovuto ingerire. Quel bovino di tuo marito, deve avertene fatte passare davvero tante di pene. Per questo Io dico: pane al pane, pene al pene. E chi di pene ferisce, di pene perisce. Prepara quindi, considerato il periodo magari a Natale, uno bello pranzetto; vis a vis col maiale – il tuo porco marito – solamente voi due, a luminar di lumino, e poi spezie e poi vino, ma soprattutto, chili di Viagra a ripieno tacchino! Dubito il porco arrivi al mattino. Otterrai in questo modo sicura giustizia, la sua polizza vita, e finalmente, una buona scopata.