venerdì, 11 aprile 2008, ore 16:09

L’AQUILONE

 

Marco era al solito posto.

Sul fianco di una collinetta, lo sguardo volto al cielo,

il pensiero che andava oltre e si perdeva nel ricordo.

Tutto sembrava uguale a lui intorno.

I comignoli dei tetti all’orizzonte,

gli ultimi fumi che si innalzavano

cedendo il cielo al sole, del nuovo giorno

e i disegni che si formavano con il loro spandersi nell’aria:

Filiformi e armonici, sempre in mutamento,

capaci se li osservavi di rendere lieve anche il tempo:

Che ti appariva quasi fermo, dilatato nello spazio.

E i primi suoni della natura, il primo piangere dei bimbi,

il vibrare musicale delle foglie al vento.

 

Ma per Marco non era tutto uguale: Marco pensava al nonno.

Al suo nonno malgrado gli anni vivace bimbo,

compagno di giochi e di rimprovero,

rugoso, incorreggibile monello,

sognatore e distaccato,

testardo;

Forse un poco pazzo.

Nonno “Baleta”, lo chiamavano.

Certamente per le storie incredibili che raccontava.

Ma il nonno non c’era più.

Se ne era volato in cielo la notte prima,

e prima di andarsene volle bere vino e fumare il sigaro.

E le sue ultime parole, furono per Marco.

 

Marco, io adesso devo andare.

Qualcuno in cielo vuole sentire le mie storie, sembra.

Ma sarò sempre con te, te lo prometto.

Mi siederò su una nuvola

e ti guarderò dall’alto.

 

Sì, nonno..

 

Poi si spense e i suoi occhi si chiusero.

E al ricordo delle ultime parole del nonno

socchiuse gli occhi anche Marco. Era molto stanco.

Erano troppe le ore che era rimasto con lo sguardo volto al cielo,

a cercare di capire, su quale nuvola fosse il nonno.

Giunse mezzogiorno.

Un alito improvviso di vento parve accarezzare Marco.

Delicato e amorevole, come le mani del nonno.

Marco aprì gli occhi, e nel cielo vide

un aquilone bellissimo.

Che volava da solo, in alto.

Identico a quello che il nonno,

prima di morire

gli promise di fare.

E allora Marco sorrise,

commosso.

 

Grazie, nonno – disse.

 

marcotesta

martedì, 08 aprile 2008, ore 14:24

Gocce di Poesia

Pioviggina.
E' l'inverno che commosso lacrimando ci abbandona
è la Primavera che neonata, piange la vita
ed essa dona, e di memoria, e di futura
speranza di gioia
leggera.


marcotesta

martedì, 08 aprile 2008, ore 08:43

FINANCHE ANCHE

 

Cuor allegro il Ciel l’aiuta, dicono.

Ma il cuor è allegro quando la pancia è piena, anche.

Quindi evinco, per estension di anche:

Pancia piena il Ciel l’aiuta.

O ha già aiutato?

marcotesta
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martedì, 08 aprile 2008, ore 08:33

VERDE A PRIMAVERA

 

Poteva essere un mattino come tanti.

Ma la luce del sol nascente illuminava cuori e spazi

tra i quali il mio, che si allargava in volto

volto ad ammirare i fior nascenti

- del Lilium -

i suoi timidi germogli

che rendeva meno tossico il lavoro che faccio

bensì bello, sano, Solare. La mia stazione di carburanti.

 

Entra un cliente.

Una macchina grande e brillante.

Scende, dice cosa vuole, lo servo sorridente.

 

Cos’ha da essere così felice lei? – Mi chiede perplesso.

 

Io sorrido nuovamente e rispondo:

I fiori. Guardi: Stanno nascendo. E poi è una bella mattinata oggi.

 

Oh beh..!! – Ribatte – Bastasse questo per essere felici!

Sono altre le cose che importano, nella vita!

Le azioni, la borsa, i soldi..

 

Non gli rispondo. Aveva già detto tutto.

 

Ma egli dimentica,
che se la sua auto brilla così tanto, è merito del sole.

Che lui non ha, nel portafoglio.


marcotesta